Introduzione
Nel contenzioso sanitario la consulenza tecnica d’ufficio assume spesso un ruolo centrale, ma non sostituisce la prova che le parti devono offrire. La sentenza n. 675/2026 del Tribunale di Pisa affronta due profili molto frequenti: l’onere di dimostrare il nesso causale tra condotta sanitaria e danno e la validità della CTU quando il consulente sviluppi valutazioni tecniche che vanno oltre una lettura rigidamente letterale del quesito. Il risultato è un quadro utile per comprendere come preparare e contestare una causa di responsabilità medica.
Spazio pubblicitario
L’onere della prova del nesso causale
Il paziente o l’erede che agisce iure hereditario deve dimostrare che l’aggravamento della patologia o l’insorgenza di nuove conseguenze sia causalmente collegata alla condotta sanitaria. La prova può essere anche presuntiva, ma deve essere seria, coerente e fondata su elementi clinici verificabili. Occorre quindi ricostruire la sequenza temporale, individuare lo stato di salute precedente, chiarire la prestazione eseguita e confrontare l’esito concreto con quello ragionevolmente atteso. La presenza di possibili cause alternative non esclude automaticamente la responsabilità, ma impone una valutazione comparativa delle diverse spiegazioni.
Il ruolo della struttura sanitaria
Una volta assolto l’onere causale gravante sul danneggiato, la struttura o il professionista devono fornire la prova liberatoria prevista dal regime applicabile, dimostrando che la prestazione non poteva essere eseguita correttamente per una causa imprevedibile e inevitabile oppure che l’evento non è imputabile alla condotta contestata. La documentazione clinica assume quindi un valore essenziale. Annotazioni incomplete, lacune temporali o assenza di motivazione nelle scelte terapeutiche possono rendere più difficile ricostruire ciò che è accaduto e indebolire la posizione difensiva.
La CTU non è una prova automatica
La consulenza tecnica serve a fornire al giudice competenze specialistiche necessarie per interpretare dati già ritualmente entrati nel processo. Non dovrebbe trasformarsi in una ricerca esplorativa di fatti mai allegati. Allo stesso tempo, il consulente deve poter esprimere valutazioni tecniche coerenti con il problema affidato, anche quando per rispondere al quesito sia necessario approfondire aspetti connessi. La sentenza evidenzia che eventuali considerazioni tecniche ulteriori non determinano automaticamente la nullità della CTU se alle parti è stata assicurata la possibilità di interloquire e formulare osservazioni.
Spazio pubblicitario
Il contraddittorio tecnico
Per questo motivo è essenziale partecipare attivamente alle operazioni peritali. Il consulente di parte deve esaminare documentazione, formulare osservazioni puntuali, chiedere chiarimenti quando necessario e contestare tempestivamente passaggi scientificamente o metodologicamente non condivisibili. Una critica generica formulata solo alla fine del processo ha normalmente minore efficacia rispetto a un confronto tecnico sviluppato durante la consulenza. Anche l’avvocato deve coordinare il lavoro peritale con le questioni giuridiche, evitando che il linguaggio medico e quello processuale procedano su piani separati.
Patologie pregresse e danno differenziale
Molte controversie diventano complesse quando il paziente presentava già una patologia. In questi casi non basta affermare che il danno era preesistente per escludere ogni responsabilità. Occorre stabilire quale fosse la situazione prima della prestazione, quale evoluzione naturale fosse prevedibile e quale aggravamento possa invece essere attribuito alla condotta contestata. La quantificazione deve evitare sia di imputare al sanitario conseguenze che sarebbero comunque derivate dalla malattia, sia di cancellare l’eventuale peggioramento effettivamente provocato. La CTU deve quindi distinguere con precisione condizioni originarie, aggravamento e postumi ulteriori.
Documenti da raccogliere
Una valutazione seria richiede cartella clinica completa, referti, esami diagnostici, lettere di dimissione, consensi informati, prescrizioni, controlli successivi e certificazioni relative agli esiti permanenti. Quando esistono più strutture o più professionisti, è utile ricostruire chi abbia preso ciascuna decisione e in quale momento. Anche le comunicazioni tra sanitari possono avere rilievo. Un fascicolo ordinato cronologicamente consente al medico-legale e al giudice di comprendere meglio la sequenza degli eventi e riduce il rischio che elementi importanti vengano trascurati.
Spazio pubblicitario










