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Risarcimenti · 8 min · 1 settembre 2026

LESIONI DA VACCINO ANTIPOLIOMIELITE: LA CASSAZIONE SULL’INDENNIZZO

Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 11339/2018: tutela indennitaria e vaccinazioni antipolio non obbligatorie

La Cassazione n. 11339/2018 affronta l’indennizzo per lesioni permanenti da vaccinazione antipoliomielitica non obbligatoria, ricostruendo l’evoluzione della tutela ex Legge 210/1992.

LESIONI DA VACCINO ANTIPOLIOMIELITE: LA CASSAZIONE SULL’INDENNIZZO

Il tema: danni permanenti da vaccinazione antipoliomielitica

La sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 11339 del 2018 si inserisce nel lungo percorso con cui la giurisprudenza costituzionale e di legittimità ha progressivamente ampliato la tutela indennitaria per chi abbia riportato una menomazione permanente in conseguenza di una vaccinazione. Il caso riguarda una vaccinazione antipoliomielitica di tipo Salk praticata quando non era ancora obbligatoria per legge, ma era fortemente promossa dalle autorità sanitarie.

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Per il quadro generale sull’indennizzo, sui termini e sulla distinzione rispetto al risarcimento del danno, puoi leggere anche il nostro approfondimento: Danni da vaccini: indennizzo ai sensi della Legge 210/1992.

Il quadro normativo: la Legge 210/1992

La Legge 25 febbraio 1992 n. 210 riconosce un indennizzo a chi abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di un’autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psicofisica. La tutela ha natura indennitaria e solidaristica: non coincide con il risarcimento del danno, che presuppone invece l’accertamento di una responsabilità e può essere azionato quando ne ricorrano i requisiti.

Il ruolo della Corte costituzionale

Un passaggio decisivo è rappresentato dalla sentenza n. 27/1998 della Corte costituzionale. La Consulta ha affermato che, quando la collettività promuove una vaccinazione nell’interesse della salute pubblica, non è ragionevole lasciare il singolo da solo a sopportare le eventuali conseguenze negative permanenti. Per questo dichiarò illegittima la disciplina nella parte in cui escludeva dall’indennizzo chi si fosse sottoposto alla vaccinazione antipoliomielitica nel periodo di vigenza della Legge n. 695/1959, quando la vaccinazione non era ancora formalmente obbligatoria ma era fortemente incentivata.

La stessa logica solidaristica è stata poi ribadita dalla Corte costituzionale n. 107/2012 con riferimento alla vaccinazione MPR raccomandata: la tutela non dipende soltanto dall’esistenza di un obbligo formale, ma anche dal fatto che la vaccinazione sia stata promossa dall’autorità pubblica per finalità di salute collettiva.

La vicenda esaminata dalla Cassazione

Nel caso deciso dalla Cassazione, il danneggiato aveva chiesto l’indennizzo sostenendo l’esistenza di un nesso causale tra la propria menomazione e una vaccinazione antipoliomielitica di tipo Salk somministrata quando aveva un anno e undici mesi. La vaccinazione, all’epoca, non era ancora obbligatoria, ma era fortemente raccomandata e inserita in una politica sanitaria diretta alla diffusione della profilassi antipolio.

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La Corte d’Appello di Cagliari aveva rigettato la domanda, ritenendo che la disciplina introdotta dopo la sentenza costituzionale n. 27/1998 coprisse soltanto le vaccinazioni eseguite nel periodo di vigenza della Legge n. 695/1959 e che il caso concreto fosse temporalmente precedente. Era stata inoltre ritenuta tardiva la domanda, alla luce della disciplina decadenziale allora richiamata.

Video di approfondimento dell’Avv. Tania Busetto: guarda il primo video su YouTube.

Il ricorso in Cassazione

Il ricorrente denunciava la violazione della Legge 210/1992 e della disciplina speciale sull’antipolio, sostenendo che una lettura costituzionalmente orientata imponesse di riconoscere tutela anche a chi fosse stato vaccinato in un periodo anteriore, quando la vaccinazione era comunque sollecitata dall’autorità sanitaria nell’interesse della collettività.

Video di approfondimento dell’Avv. Tania Busetto: guarda il secondo video su YouTube.

La decisione della Cassazione n. 11339/2018

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, valorizzando l’evoluzione complessiva della tutela. Il punto centrale è che l’art. 1 della Legge 210/1992 esprime un principio generale di solidarietà nei confronti di chi abbia subito una menomazione permanente a causa di vaccinazioni imposte o comunque promosse nell’interesse della salute pubblica.

Secondo la Cassazione, limitare temporalmente la protezione ai soli soggetti vaccinati in uno specifico periodo storico avrebbe creato una disparità difficilmente compatibile con il percorso seguito dalla Corte costituzionale e con il principio di ragionevolezza. L’evoluzione normativa del 2017, che ha ricondotto espressamente le vaccinazioni obbligatorie previste dal decreto-legge n. 73/2017 alla tutela della Legge 210/1992, rafforza questa lettura sistematica.

Video di approfondimento dell’Avv. Tania Busetto: guarda il terzo video su YouTube.

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Perché questa sentenza è importante

La pronuncia è importante perché mostra come, in materia di danno da vaccinazione, la tutela non possa essere letta esclusivamente attraverso la fotografia della normativa vigente nel giorno della somministrazione. Occorre ricostruire il contesto normativo e sanitario, verificare se la vaccinazione fosse obbligatoria, raccomandata o fortemente promossa dalle autorità pubbliche e coordinare la disciplina con i principi costituzionali di solidarietà, uguaglianza e tutela della salute.

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Il nesso causale resta essenziale

L’ampliamento della platea dei soggetti astrattamente tutelabili non significa che l’indennizzo sia automatico. Occorre sempre dimostrare la menomazione permanente e il nesso causale tra vaccinazione e danno secondo i criteri applicabili al procedimento indennitario. La documentazione clinica, la cronologia dell’insorgenza dei sintomi, gli accertamenti specialistici e la valutazione medico-legale assumono quindi un ruolo centrale.

Termini e decorrenza: attenzione al caso concreto

Anche il profilo dei termini deve essere verificato con particolare cautela. La disciplina ha subito nel tempo modifiche e interventi della Corte costituzionale; inoltre, la decorrenza può dipendere dal momento in cui il danneggiato abbia acquisito una conoscenza qualificata non solo della patologia, ma anche della sua possibile riconducibilità causale alla vaccinazione. Per questo non è prudente applicare meccanicamente a casi risalenti le regole attuali senza una ricostruzione storica della normativa.

Indennizzo e risarcimento sono due tutele diverse

L’indennizzo ex Legge 210/1992 è una misura di solidarietà sociale. Il risarcimento del danno ha invece una funzione riparatoria e richiede la prova degli elementi della responsabilità. Le due vie non devono essere confuse: in presenza dei relativi presupposti, la tutela indennitaria non esclude necessariamente la possibilità di agire anche sul piano risarcitorio.

Cosa raccogliere prima di presentare una domanda

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  • certificato o documentazione relativa alla vaccinazione e alla data di somministrazione
  • cartelle cliniche e referti precedenti e successivi all’insorgenza della patologia
  • documentazione specialistica che descriva la menomazione permanente
  • eventuali valutazioni medico-legali già eseguite
  • provvedimenti amministrativi, verbali della CMO e comunicazioni dell’autorità sanitaria
  • una cronologia precisa dei sintomi e degli accertamenti

Conclusioni

La Cassazione n. 11339/2018 rappresenta un passaggio significativo nella ricostruzione della tutela per i danni da vaccinazione antipoliomielitica non obbligatoria. Il principio che emerge è che la solidarietà collettiva non può dipendere in modo irragionevole dal solo periodo storico in cui una vaccinazione, pur non formalmente obbligatoria, sia stata promossa nell’interesse della salute pubblica.

Per una visione completa della disciplina, dei termini e delle differenze tra indennizzo e risarcimento, leggi anche: Danni da vaccini: indennizzo ai sensi della Legge 210/1992.

Riferimenti: Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 11339/2018; Corte costituzionale n. 27/1998; Corte costituzionale n. 107/2012; Legge 25 febbraio 1992 n. 210; D.L. 7 giugno 2017 n. 73, convertito dalla Legge 31 luglio 2017 n. 119.

*Contenuto informativo: la valutazione di una singola posizione richiede l’esame della documentazione sanitaria, della data della vaccinazione, del nesso causale e dei termini applicabili al caso concreto.*

Il punto giuridico da ricostruire prima di decidere come agire

Un approfondimento serio su “LESIONI DA VACCINO ANTIPOLIOMIELITE: LA CASSAZIONE SULL’INDENNIZZO” non può fermarsi alla regola generale. Prima di scegliere una strategia occorre ricostruire il fatto concreto, individuare i soggetti coinvolti, ordinare cronologicamente gli eventi e verificare quali documenti siano realmente disponibili. In Risarcimenti, dettagli apparentemente secondari possono cambiare l'inquadramento della vicenda: una comunicazione inviata in una certa data, una clausola contrattuale, un pagamento, un comportamento successivo o l'esistenza di un precedente accordo possono incidere sulla tutela concretamente praticabile. Per questo la cassazione n. 11339/2018 affronta l’indennizzo per lesioni permanenti da vaccinazione antipoliomielitica non obbligatoria, ricostruendo l’evoluzione della tutela ex legge 210/1992. deve essere letto come punto di partenza, non come conclusione automatica applicabile a ogni caso.

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