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Risarcimenti · 7 min · 1 settembre 2026

DANNI DA VACCINI: INDENNIZZO AI SENSI DELLA LEGGE 210/1992

Quando spetta l’indennizzo, quali vaccinazioni sono comprese e perché va distinto dal risarcimento del danno

La legge 210/1992 riconosce, a determinate condizioni, un indennizzo per menomazioni permanenti conseguenti a vaccinazioni. L’articolo aggiorna il precedente approfondimento dello Studio alla normativa e alla giurisprudenza costituzionale più recente.

DANNI DA VACCINI: INDENNIZZO AI SENSI DELLA LEGGE 210/1992

Introduzione

La legge 25 febbraio 1992, n. 210 disciplina un sistema di indennizzo pubblico a favore di chi abbia riportato, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, lesioni o infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica in conseguenza di determinate vaccinazioni. È importante distinguere fin dall’inizio l’indennizzo dal risarcimento del danno: si tratta di istituti diversi, fondati su presupposti differenti e destinati a svolgere funzioni differenti.

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Che cosa prevede la legge 210/1992

Il nucleo originario della legge riguarda le conseguenze permanenti provocate da vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza dell’autorità sanitaria italiana. Nel tempo, tuttavia, il sistema è stato ampliato sia dal legislatore sia dalla Corte costituzionale, valorizzando il principio di solidarietà: quando il singolo si sottopone a un trattamento promosso nell’interesse della salute collettiva, non è ragionevole che sopporti da solo le conseguenze irreversibili eventualmente riconducibili a quel trattamento.

Il testo vigente dell’art. 1 contempla inoltre espressamente l’indennizzo per le menomazioni permanenti causate dalla vaccinazione anti SARS-CoV-2 raccomandata dall’autorità sanitaria italiana. La stessa legge disciplina anche ulteriori categorie, tra cui alcune ipotesi di danno conseguente al contatto con persona vaccinata e vaccinazioni rese necessarie da ragioni di lavoro, incarico d’ufficio o accesso a uno Stato estero.

Vaccinazioni raccomandate: il ruolo della Corte costituzionale

Una parte essenziale dell’evoluzione della materia deriva dalla giurisprudenza costituzionale. Con la sentenza n. 107 del 2012 la Corte costituzionale ha riconosciuto il diritto all’indennizzo, alle condizioni previste dalla legge, anche per le conseguenze irreversibili della vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia (MPR), pur trattandosi di vaccinazione raccomandata e non obbligatoria.

Successivamente la tutela è stata estesa, tra l’altro, alla vaccinazione antinfluenzale con la sentenza n. 268 del 2017, alla vaccinazione contro l’epatite A con la sentenza n. 118 del 2020 e alla vaccinazione contro il papillomavirus umano (HPV) con la sentenza n. 181 del 2023. Non è quindi corretto ridurre oggi la disciplina alle sole vaccinazioni formalmente obbligatorie: occorre verificare quale vaccino sia coinvolto e quale sia il quadro normativo e giurisprudenziale applicabile al caso concreto.

Il requisito centrale: la menomazione permanente e il nesso causale

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La sola comparsa di un evento avverso dopo la vaccinazione non determina automaticamente il diritto all’indennizzo. La legge richiede una lesione o infermità da cui sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica e deve essere accertato il nesso causale con la vaccinazione secondo i criteri applicabili nel procedimento medico-legale e, in caso di controversia, nel giudizio.

Per questo la documentazione sanitaria assume un ruolo decisivo. Cartelle cliniche, referti, certificazioni specialistiche, documentazione relativa alla somministrazione del vaccino e alla cronologia dei sintomi devono essere raccolti e ordinati in modo da consentire una valutazione medico-legale completa.

La domanda e i termini

La disciplina prevede termini specifici per la presentazione della domanda, la cui individuazione richiede attenzione al tipo di evento e alla concreta conoscenza del danno. Nel precedente articolo dello Studio veniva richiamato il termine triennale previsto per le vaccinazioni; oggi, prima di presentare una domanda o ritenere decorso il termine, è comunque opportuno verificare puntualmente la fattispecie, la data di conoscenza della menomazione e gli eventuali orientamenti giurisprudenziali applicabili.

La tempestività è particolarmente importante perché, oltre alla questione del termine, il tempo può incidere sulla possibilità di ricostruire correttamente la sequenza clinica e acquisire la documentazione necessaria.

Che cosa comprende l’indennizzo

Il sistema previsto dalla legge 210/1992 e dalle successive modifiche contempla un assegno determinato secondo i criteri normativi, cumulabile con altri emolumenti e soggetto ai meccanismi di rivalutazione previsti dalla legge. Per evitare informazioni destinate a diventare rapidamente obsolete, è preferibile non utilizzare nel nuovo approfondimento importi fissi risalenti a precedenti versioni dell’articolo, ma verificare la misura concretamente applicabile al momento della domanda.

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Indennizzo e risarcimento del danno non sono la stessa cosa

Questo è uno dei punti più importanti. L’indennizzo ha natura solidaristica: presuppone il ricorrere delle condizioni stabilite dalla legge e non coincide con l’accertamento di una responsabilità civile. Il risarcimento del danno, invece, richiede l’esistenza degli ulteriori presupposti della responsabilità giuridica e deve essere valutato autonomamente.

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Per questa ragione il riconoscimento dell’indennizzo non esaurisce necessariamente ogni possibile tutela, così come il mancato riconoscimento non consente, da solo, di trarre conclusioni automatiche sulla diversa domanda risarcitoria. Ogni posizione deve essere ricostruita separando con precisione i due piani.

Quali documenti è utile raccogliere

In una prima verifica sono normalmente rilevanti il certificato o la registrazione della vaccinazione, la documentazione sanitaria precedente e successiva alla somministrazione, i primi accessi medici relativi ai sintomi, gli esami diagnostici, le relazioni specialistiche, gli eventuali ricoveri e ogni documento utile a ricostruire quando la persona abbia acquisito consapevolezza della menomazione e della sua possibile origine.

La ricostruzione deve essere cronologica. In questa materia una documentazione abbondante ma disordinata può essere meno utile di un fascicolo che consenta di seguire con chiarezza l’evoluzione clinica e i passaggi amministrativi già compiuti.

Perché questo vecchio approfondimento meritava di essere aggiornato

Il precedente articolo dello Studio richiamava correttamente la legge 210/1992 e la sentenza n. 107/2012, ma la disciplina si è evoluta. Oggi il quadro comprende ulteriori pronunce della Corte costituzionale e una previsione espressa relativa alla vaccinazione anti SARS-CoV-2. Ripubblicare il contenuto senza aggiornamento avrebbe quindi restituito una fotografia incompleta della tutela attuale.

Conclusioni

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I danni permanenti conseguenti a vaccinazioni possono rientrare, nei casi previsti, nel sistema di indennizzo della legge 210/1992. La verifica deve però riguardare il tipo di vaccinazione, la natura e permanenza della menomazione, il nesso causale, i termini e la documentazione disponibile. Separatamente va valutata l’eventuale esistenza dei presupposti per una domanda di risarcimento del danno.

Fonti normative e giurisprudenziali: legge 25 febbraio 1992, n. 210, testo vigente; Corte costituzionale, sentenze n. 107/2012, n. 268/2017, n. 118/2020 e n. 181/2023.

Studio Legale Busetto — assistenza in materia di lesioni da vaccinazione, indennizzo ex legge 210/1992 e risarcimento del danno, con sede a Spinea e assistenza anche per Venezia e provincia.

Il punto giuridico da ricostruire prima di decidere come agire

Un approfondimento serio su “DANNI DA VACCINI: INDENNIZZO AI SENSI DELLA LEGGE 210/1992” non può fermarsi alla regola generale. Prima di scegliere una strategia occorre ricostruire il fatto concreto, individuare i soggetti coinvolti, ordinare cronologicamente gli eventi e verificare quali documenti siano realmente disponibili. In Risarcimenti, dettagli apparentemente secondari possono cambiare l'inquadramento della vicenda: una comunicazione inviata in una certa data, una clausola contrattuale, un pagamento, un comportamento successivo o l'esistenza di un precedente accordo possono incidere sulla tutela concretamente praticabile. Per questo la legge 210/1992 riconosce, a determinate condizioni, un indennizzo per menomazioni permanenti conseguenti a vaccinazioni. l’articolo aggiorna il precedente approfondimento dello studio alla normativa e alla giurisprudenza costituzionale più recente. deve essere letto come punto di partenza, non come conclusione automatica applicabile a ogni caso.

La prima verifica dovrebbe quindi distinguere ciò che è certo da ciò che è soltanto riferito o presunto. Le affermazioni delle parti hanno valore diverso rispetto a documenti, ricevute, contratti, provvedimenti, certificazioni, messaggi o altri elementi oggettivamente riscontrabili. Una ricostruzione ordinata consente anche di individuare subito eventuali lacune probatorie e di capire se possano essere colmate prima che la controversia si irrigidisca.

Documenti e prova: perché spesso decidono più della formulazione astratta del diritto

In molte controversie la questione non è soltanto stabilire quale principio giuridico sia corretto, ma riuscire a dimostrare i fatti necessari perché quel principio possa essere applicato. È quindi utile predisporre un fascicolo cronologico, evitando di consegnare documenti in ordine casuale. Ogni atto dovrebbe essere collegato al fatto che serve a provare: quando è sorto il rapporto, quali obblighi erano previsti, quali comunicazioni sono state scambiate, quali somme sono state pagate o richieste, quali contestazioni sono state formulate e quali conseguenze si sono prodotte.

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