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Approfondimento · 11 min · 26 dicembre 2022

SULLA DELIBERA PER LA RIMOZIONE SIEPE CONDOMINIALE

Rimozione della siepe comune, innovazioni e limiti ai poteri dell’assemblea

La rimozione di una siepe condominiale non è una semplice scelta di manutenzione: natura comune del bene, sicurezza, decoro e contenuto dell’intervento determinano maggioranze e validità della delibera.

SULLA DELIBERA PER LA RIMOZIONE SIEPE CONDOMINIALE

Il problema: l’assemblea può eliminare una siepe comune?

Una siepe collocata in un cortile o in un’area verde condominiale può avere una funzione ornamentale, di delimitazione, di protezione o persino di consolidamento del terreno. Per questo la decisione di rimuoverla non può essere qualificata automaticamente come ordinaria manutenzione. Prima di stabilire quale maggioranza sia necessaria occorre capire se il bene sia comune, quale funzione svolga e se l’intervento ne comporti la semplice sostituzione oppure la definitiva eliminazione.

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Il punto di partenza è l’art. 1117 c.c., che individua le parti dell’edificio normalmente comuni salvo titolo contrario. Gli spazi esterni e verdi, anche quando non sono nominati uno per uno dalla norma, possono rientrare nella comunione se sono strutturalmente o funzionalmente destinati al servizio dell’edificio.

Il precedente del Tribunale di Tivoli n. 1513/2022

La sentenza del Tribunale di Tivoli n. 1513 del 2 novembre 2022 ha esaminato proprio la delibera con cui un condominio aveva deciso di rimuovere una siepe posta in area comune. La condomina impugnante sosteneva che l’eliminazione avrebbe potuto provocare problemi di drenaggio, fuoriuscita d’acqua e cedimento del terreno. La consulenza tecnica aveva evidenziato che l’apparato radicale si era sviluppato in modo tale da rendere imprudente la rimozione.

Il giudice ha ritenuto la siepe assimilabile, ai fini della tutela del bene comune, agli alberi condominiali e ha collegato la decisione ai limiti posti dall’art. 1120 c.c.. La pronuncia è utile, ma non va trasformata nella regola semplicistica secondo cui ogni potatura, sostituzione o rimozione di vegetazione richieda sempre l’unanimità: conta la natura concreta dell’intervento.

Innovazione, manutenzione o distruzione del bene comune

Una delle questioni decisive è la qualificazione dell’opera. La manutenzione conserva il bene e la sua funzione; l’innovazione ne modifica la consistenza o la destinazione per migliorare o rendere più comodo il godimento comune; l’eliminazione definitiva di un bene comune può invece incidere direttamente sul diritto di comproprietà dei partecipanti. Le categorie non dipendono dal nome attribuito alla delibera, ma dagli effetti reali dell’opera.

Se la siepe viene sostituita perché malata o pericolosa con altra vegetazione equivalente, il problema è diverso dall’ipotesi in cui l’assemblea decida di cancellare stabilmente una componente dell’area comune. È quindi necessario leggere il verbale, il capitolato, le relazioni tecniche e il regolamento condominiale prima di stabilire se la maggioranza raggiunta fosse sufficiente.

I limiti dell’art. 1120 c.c.

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L’art. 1120 c.c. vieta le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, alterarne il decoro architettonico oppure rendere talune parti comuni inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino. Questi limiti operano indipendentemente dalla convenienza economica dell’intervento.

Nel caso della siepe, il profilo della sicurezza può diventare centrale quando le radici contribuiscono alla tenuta del terreno o quando la rimozione modifica il deflusso delle acque. Il decoro, invece, richiede una valutazione dell’incidenza dell’opera sull’aspetto complessivo dell’edificio e delle aree che ne costituiscono cornice. Non basta quindi affermare che la vegetazione è “solo ornamentale”.

Quando entra in gioco l’unanimità

L’unanimità non è la maggioranza ordinaria delle innovazioni. Diventa rilevante quando la decisione assembleare non si limita a disciplinare l’uso del bene, ma incide sul diritto dominicale dei singoli partecipanti, ad esempio disponendo in modo definitivo di una parte comune o eliminandola senza conservarne funzione e consistenza. La distinzione deve essere fatta con particolare cautela.

Il Tribunale di Tivoli, richiamando un precedente della Corte d’Appello di Roma sull’abbattimento di alberi comuni, ha ritenuto che la distruzione del bene comune non potesse essere validamente decisa a maggioranza. È però essenziale verificare se il caso concreto presenti davvero una distruzione del bene e non una gestione manutentiva necessaria o una sostituzione.

Maggioranze assembleari e validità della delibera

L’art. 1136 c.c. disciplina costituzione dell’assemblea e maggioranze. Il quorum applicabile varia in funzione dell’oggetto della decisione. Una delibera formalmente approvata con molti voti può comunque essere invalida se l’assemblea ha oltrepassato i propri poteri o ha inciso su diritti individuali che non poteva sacrificare.

Per questo, nel contenzioso, non basta contare millesimi e presenti. Bisogna prima qualificare giuridicamente l’intervento. Solo dopo si può verificare se la maggioranza richiesta sia stata raggiunta e se la decisione rispetti i limiti inderogabili posti dalla legge e dai titoli.

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Regolamento condominiale e titoli di proprietà

Il regolamento può contenere prescrizioni sulla conservazione delle aree verdi, sul divieto di abbattimento o sulla necessità di autorizzazioni particolari. Se ha natura contrattuale, alcune clausole possono incidere in modo più penetrante sulle facoltà dei singoli e dell’assemblea. Occorre quindi acquisire il testo completo e verificarne provenienza e opponibilità.

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Anche gli atti di acquisto possono essere decisivi per stabilire se la siepe e il terreno sul quale insiste siano effettivamente comuni. La presunzione dell’art. 1117 c.c. cede davanti a un titolo contrario chiaro. Una controversia apparentemente “sulla siepe” può quindi richiedere anzitutto un accertamento sulla titolarità dell’area.

Sicurezza e consulenza tecnica

Quando la rimozione può incidere su stabilità del terreno, drenaggio o contenimento delle acque, la prova tecnica assume un ruolo determinante. Fotografie e valutazioni soggettive raramente bastano. Servono, a seconda dei casi, relazione agronomica, geologica o ingegneristica che descriva apparato radicale, pendenze, opere di contenimento e conseguenze prevedibili.

Nel giudizio deciso dal Tribunale di Tivoli la consulenza tecnica ha avuto un peso rilevante proprio perché ha consentito di collegare la rimozione a un concreto rischio per la stabilità. È un esempio di come la validità della delibera possa dipendere da fatti tecnici e non soltanto da una questione astratta di maggioranze.

Nullità o annullabilità della delibera

Non tutte le irregolarità producono lo stesso vizio. La giurisprudenza distingue le delibere nulle, affette da vizi radicali, da quelle annullabili, che devono essere impugnate nei termini previsti. La qualificazione è decisiva perché cambia la disciplina dell’impugnazione, dei termini e della possibilità di far valere il vizio.

Quando l’assemblea dispone di diritti individuali sulle cose comuni senza averne il potere o approva un intervento vietato dalla legge, può profilarsi un vizio radicale. Se invece il problema riguarda convocazione, maggioranza o procedimento assembleare, occorre verificare la disciplina dell’annullabilità. È sconsigliabile affidarsi alla sola etichetta usata nel verbale.

Cosa deve fare il condomino che contesta la rimozione

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Chi ritiene illegittima la decisione dovrebbe acquisire tempestivamente verbale, convocazione, tabelle millesimali, regolamento, preventivi, relazioni tecniche e fotografie dello stato dei luoghi. Se i lavori sono imminenti e possono produrre effetti irreversibili, la valutazione della tutela cautelare non va rinviata fino al completamento dell’opera.

È utile distinguere le contestazioni: difetto di maggioranza, lesione di un diritto individuale, violazione del regolamento, pericolo per stabilità o sicurezza, alterazione del decoro. Ogni motivo richiede allegazioni e prove specifiche. Una contestazione generica sulla “bellezza” della siepe difficilmente ha la stessa forza di un rischio tecnico documentato.

Cosa deve verificare il condominio prima di deliberare

Anche il condominio può prevenire il contenzioso. Prima di decidere un’eliminazione definitiva è opportuno chiarire la titolarità del bene, la funzione della vegetazione, le ragioni dell’intervento, le alternative meno invasive e il quorum applicabile. Se esistono dubbi sulla stabilità del terreno, una relazione preventiva è spesso più utile di una consulenza richiesta soltanto dopo l’impugnazione.

Il verbale dovrebbe descrivere in modo preciso l’opera approvata. Formule vaghe come “sistemazione del verde” possono creare problemi se il lavoro deliberato comporta in realtà l’abbattimento integrale e definitivo di una siepe storica. Trasparenza dell’ordine del giorno e corrispondenza tra decisione e lavori sono elementi essenziali.

Il principio da ricordare

La rimozione di una siepe condominiale non ha una soluzione automatica. Il precedente di Tivoli n. 1513/2022 conferma che una siepe può costituire bene comune e che la sua eliminazione può incontrare il divieto dell’art. 1120 c.c., soprattutto quando incide sulla stabilità e sulla sicurezza. Ma ogni vicenda va qualificata in base a titoli, funzione del bene e natura dell’opera.

Prima di impugnare o eseguire la delibera occorre quindi separare manutenzione, innovazione ed eliminazione del bene; verificare maggioranze e regolamento; accertare eventuali rischi tecnici e individuare il tipo di vizio dedotto. È questa ricostruzione, e non una formula generale sull’unanimità, a consentire una valutazione giuridica affidabile.

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