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Banche e finanza · 10 min · 19 settembre 2026

REVOCATORIA E FIDEIUSSIONE: IL CREDITO PUÒ ESSERE ANCHE LITIGIOSO. CORTE D’APPELLO DI CAMPOBASSO N. 234/2026

Tutela del creditore, atti dispositivi e nullità parziale delle clausole ABI.

Corte d’Appello di Campobasso n. 234/2026: revocatoria ordinaria, credito litigioso, fideiussione bancaria, clausole ABI e artt. 1956-1957 c.c.

REVOCATORIA E FIDEIUSSIONE: IL CREDITO PUÒ ESSERE ANCHE LITIGIOSO. CORTE D’APPELLO DI CAMPOBASSO N. 234/2026

Il caso deciso dalla Corte d’Appello di Campobasso

Con la sentenza n. 234 dell’8 giugno 2026, la Corte d’Appello di Campobasso ha esaminato una controversia nella quale una banca aveva promosso azione revocatoria contro atti dispositivi compiuti da un fideiussore, mentre il credito garantito era ancora oggetto di contestazione. La decisione è importante perché chiarisce che la tutela revocatoria non richiede un credito già definitivo, liquido ed esigibile.

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La Corte affronta inoltre i rapporti tra fideiussione bancaria, nullità parziale di clausole conformi allo schema ABI e decadenza ex art. 1957 c.c., mostrando come la revocatoria debba essere valutata insieme alla concreta tenuta della garanzia.

La norma centrale: art. 2901 c.c.

L’azione revocatoria ordinaria trova fondamento nell’art. 2901 c.c.. La norma consente al creditore di chiedere che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore arrechi pregiudizio alle sue ragioni.

La funzione dell’azione è conservativa: non annulla l’atto, ma impedisce che esso possa essere opposto al creditore che ottiene la revocatoria, così da preservare la possibilità di agire esecutivamente sul bene.

Il credito può essere anche litigioso

La sentenza conferma che, ai fini della revocatoria, il credito può essere anche eventuale, condizionato o litigioso, purché non sia meramente pretestuoso. Non è quindi necessario attendere una sentenza definitiva che accerti la pretesa.

Questo principio evita che il debitore possa sottrarre beni alla garanzia patrimoniale durante il tempo necessario per definire il giudizio sul credito.

Perché il credito fideiussorio può bastare

Nel caso esaminato la ragione creditoria derivava da fideiussioni rilasciate a garanzia dell’esposizione di una società. La Corte ha ritenuto che l’esistenza di una pretesa seria e documentalmente fondata fosse sufficiente per promuovere la tutela revocatoria, anche se il garante contestava la validità o l’estensione della garanzia.

La fideiussione, ai sensi dell’art. 1936 c.c., obbliga personalmente il garante verso il creditore per l’adempimento dell’obbligazione altrui.

Eventus damni: non serve l’insolvenza totale

Per la revocatoria non è necessario dimostrare che il debitore sia diventato completamente insolvente. È sufficiente che l’atto renda più difficile, incerta o onerosa la futura soddisfazione del credito.

La valutazione deve quindi concentrarsi sull’effetto concreto dell’atto sul patrimonio residuo del debitore e sulla maggiore difficoltà di escussione.

Scientia damni e consapevolezza del pregiudizio

Quando l’atto è successivo al sorgere del credito, rileva la consapevolezza del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore. Nei casi previsti dalla legge può essere necessario valutare anche la posizione del terzo beneficiario dell’atto.

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La prova può essere ricavata anche da elementi indiziari: rapporti familiari, prossimità temporale tra richiesta di pagamento e atto dispositivo, gratuità dell’atto o situazione patrimoniale già compromessa.

Fideiussione omnibus e nullità ABI

La Corte ha esaminato anche la contestazione relativa a clausole conformi allo schema ABI. Il punto centrale è che la possibile nullità di alcune clausole non comporta automaticamente la nullità dell’intera fideiussione.

Il garante deve indicare quali clausole siano invalide, dimostrarne la corrispondenza con quelle oggetto dell’accertamento antitrust e spiegare perché la loro eliminazione incida concretamente sulla pretesa creditoria.

Nullità parziale e conservazione della garanzia

La regola generale è la conservazione del contratto per la parte non colpita da nullità, salvo che risulti che le parti non avrebbero concluso il contratto senza la clausola invalida.

Per sostenere la nullità totale della fideiussione occorre quindi dimostrare un nesso di interdipendenza tale da rendere inscindibile la clausola nulla dall’intero assetto negoziale.

Le eccezioni opponibili dal fideiussore

L’art. 1945 c.c. consente al fideiussore di opporre al creditore le eccezioni spettanti al debitore principale, salvo quelle escluse dalla legge.

Questo principio consente al garante di contestare, nei limiti applicabili, l’esistenza o la misura del debito garantito, ma non elimina la necessità di formulare eccezioni precise e documentate.

Art. 1957 c.c. e decadenza del creditore

L’art. 1957 c.c. stabilisce che il fideiussore resta obbligato dopo la scadenza dell’obbligazione principale solo se il creditore propone le proprie istanze contro il debitore entro il termine previsto e le coltiva con diligenza.

La questione diventa particolarmente importante quando la fideiussione contiene clausole che derogano alla disciplina ordinaria o prevedono il pagamento a prima richiesta.

Clausola a prima richiesta e iniziativa stragiudiziale

La sentenza n. 234/2026 chiarisce che, in presenza di una clausola a prima richiesta formulata in determinati termini, anche un’iniziativa stragiudiziale può assumere rilievo ai fini del rispetto dell’art. 1957 c.c.

Non esiste però un automatismo valido per ogni garanzia: occorre leggere il testo concreto della clausola e verificare quale attività il creditore fosse tenuto a compiere per conservare la garanzia.

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Obbligazioni future e art. 1956 c.c.

L’art. 1956 c.c. disciplina la liberazione del fideiussore per obbligazione futura quando il creditore abbia continuato a fare credito pur conoscendo il peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore.

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Nei rapporti bancari questo profilo può essere rilevante quando la banca continua a concedere affidamenti o finanziamenti nonostante una situazione economica ormai compromessa.

Onere della prova nel giudizio revocatorio

Il principio generale dell’art. 2697 c.c. governa anche queste controversie. Il creditore deve provare la propria ragione di credito e gli elementi costitutivi della revocatoria; il debitore o il garante che oppongono fatti impeditivi, modificativi o estintivi devono provarli.

Una contestazione generica sulla fideiussione non basta quindi a neutralizzare la revocatoria se la banca dispone di una base creditoria seria e documentata.

La revocatoria non decide definitivamente il credito

L’accoglimento della revocatoria non equivale a un definitivo accertamento del credito nel suo ammontare. Il giudice verifica se esista una ragione creditoria sufficientemente seria da giustificare la tutela conservativa.

Le questioni sul quantum o sulla validità definitiva della garanzia possono essere definite in separato giudizio o nelle sedi processuali competenti.

Atti a titolo gratuito e oneroso

La prova richiesta varia anche in relazione alla natura dell’atto dispositivo. Negli atti a titolo gratuito è sufficiente, nei limiti di legge, una prova meno gravosa sul piano soggettivo rispetto agli atti a titolo oneroso, nei quali assume maggiore rilievo la consapevolezza del terzo.

La qualificazione dell’atto è quindi uno dei primi passaggi da compiere nell’analisi della revocatoria.

La cronologia del rapporto è decisiva

Occorre ricostruire in ordine temporale: rilascio della fideiussione, utilizzo degli affidamenti, insorgenza dell’esposizione, richieste di pagamento, eventuale recesso, atti dispositivi, cessioni del credito e iniziative giudiziali.

Solo questa sequenza consente di capire se il credito fosse già sorto, se l’atto dispositivo sia anteriore o successivo e quali presupposti soggettivi debbano essere provati.

La prova del pregiudizio patrimoniale

Il creditore deve dimostrare che l’atto abbia inciso sulla garanzia patrimoniale. La prova può derivare dalla riduzione del patrimonio aggredibile, dal trasferimento dell’unico bene rilevante o dalla maggiore difficoltà di soddisfarsi coattivamente.

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Non è necessario che il patrimonio residuo sia pari a zero: basta che l’atto renda la futura esecuzione più incerta o difficoltosa.

Cosa deve controllare il fideiussore

Il garante dovrebbe verificare il testo integrale della fideiussione, le clausole ABI contestate, la data del contratto, l’esistenza di un eventuale recesso, la scadenza dell’obbligazione principale e le iniziative assunte dal creditore.

Se contesta la revocatoria, deve inoltre ricostruire il patrimonio residuo e dimostrare, se possibile, che l’atto non abbia realmente pregiudicato la garanzia del creditore.

Cosa deve controllare la banca o il cessionario

La banca o il cessionario devono provare il rapporto garantito, la fideiussione, l’esposizione debitoria e gli elementi necessari per la revocatoria. Se il credito è stato ceduto, va dimostrata anche l’inclusione dello specifico rapporto nel perimetro della cessione.

È inoltre utile documentare ogni richiesta di pagamento e ogni atto idoneo a conservare la garanzia.

Il ruolo della CTU

La consulenza tecnica può essere utile per ricostruire il saldo del rapporto bancario, ma non può supplire alla mancanza dei documenti essenziali né decidere questioni giuridiche come la validità della fideiussione o i presupposti della revocatoria.

Le parti devono quindi arrivare alla CTU con un fascicolo già strutturato e con contestazioni specifiche.

Il principio pratico della sentenza n. 234/2026

La Corte d’Appello di Campobasso conferma che l’azione revocatoria può tutelare anche un credito ancora litigioso, purché abbia una base seria e non pretestuosa. La funzione conservativa dell’art. 2901 c.c. prevale sull’esigenza di attendere un accertamento definitivo.

La decisione ribadisce inoltre che la nullità parziale di clausole ABI non travolge automaticamente l’intera fideiussione e che l’applicazione dell’art. 1957 c.c. dipende anche dal contenuto concreto della garanzia e dalle iniziative effettivamente compiute dal creditore.

Conclusioni

Nelle controversie che intrecciano revocatoria e fideiussione è indispensabile separare i diversi piani: esistenza della ragione di credito, validità della garanzia, effetti delle clausole ABI, rispetto degli artt. 1956 e 1957 c.c. e pregiudizio patrimoniale prodotto dall’atto dispositivo.

La qualità della difesa dipende soprattutto dalla cronologia e dai documenti: contratto, richieste di pagamento, atti dispositivi, situazione patrimoniale e prova della titolarità del credito.

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