La perdita di chance in ambito sanitario
La sentenza n. 355/2026 della Corte d’Appello di Catania affronta la perdita di chance sanitaria, cioè la perdita di una seria e apprezzabile possibilità di conseguire un esito migliore. Non basta dimostrare che, in astratto, un trattamento differente avrebbe potuto offrire un vantaggio: la possibilità perduta deve avere consistenza concreta e deve essere collegata causalmente alla condotta contestata.
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Una possibilità seria, non meramente ipotetica
La chance risarcibile non coincide con una semplice speranza. Occorre ricostruire, attraverso dati clinici e valutazioni medico-legali, quale probabilità di miglioramento o sopravvivenza esistesse prima della condotta e in quale misura essa sia stata compromessa. La CTU assume spesso un ruolo decisivo, ma deve partire da allegazioni e documentazione clinica sufficienti.
Il danno biologico terminale
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La Corte richiama anche il danno biologico terminale, che presuppone un collegamento causale tra condotta sanitaria e morte e un apprezzabile intervallo temporale tra la lesione e il decesso. Non ogni morte successiva a un errore medico genera automaticamente questa voce di danno: occorre verificare durata della sopravvivenza, condizioni della persona e natura delle conseguenze subite.
La rivalsa della struttura sanitaria
La struttura convenuta dal paziente può chiamare in causa il sanitario e far valere una domanda di rivalsa nel medesimo giudizio, nei limiti consentiti dalla disciplina applicabile. Questo rende spesso il contenzioso sanitario complesso, perché alla domanda del paziente si aggiungono rapporti interni tra struttura, medico e assicurazioni.
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