Il principio della decisione
La Corte d’Appello di Bologna n. 1188/2026 ribadisce che, nelle cause di responsabilità sanitaria, il paziente deve provare il nesso di causalità materiale tra la condotta del professionista e il danno secondo il criterio del più probabile che non. Non è sufficiente allegare un errore o un inesatto adempimento: occorre dimostrare che proprio quella condotta abbia determinato o aggravato il pregiudizio.
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Obbligazione sanitaria e risultato
La prestazione sanitaria non coincide con la garanzia della guarigione. Il medico e la struttura devono operare secondo la lege artis, mentre l’esito sfavorevole non dimostra da solo una responsabilità. Il giudizio richiede quindi di distinguere tra complicanza inevitabile, evoluzione della patologia e conseguenza causalmente collegata a una condotta non corretta.
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Il ruolo della consulenza tecnica
La CTU medico-legale è spesso centrale, ma non sostituisce le allegazioni delle parti. Cartelle cliniche, referti, esami, consenso informato e cronologia degli interventi devono consentire al consulente di ricostruire il percorso terapeutico. Una documentazione incompleta può rendere più complesso l’accertamento del nesso.
Criterio del più probabile che non
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