Errore professionale e danno non coincidono
La sentenza n. 9386/2026 del Tribunale di Napoli, pubblicata il 4 giugno 2026 e disponibile su Diritto Pratico, ribadisce un principio fondamentale in materia di responsabilità professionale dell’avvocato: non è sufficiente provare che il professionista abbia commesso un errore o un’omissione. Il cliente deve anche dimostrare il nesso causale tra quella condotta e il danno lamentato, verificando in termini probabilistici se la controversia avrebbe potuto avere un esito diverso.
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Il giudizio controfattuale
Per valutare il nesso causale il giudice deve compiere un giudizio controfattuale: immaginare cosa sarebbe probabilmente accaduto se il professionista avesse tenuto la condotta corretta. Se anche in assenza dell’errore la domanda del cliente sarebbe stata respinta, manca il danno risarcibile. Al contrario, se emerge una concreta e ragionevole probabilità di successo perduta a causa dell’inadempimento, può configurarsi una responsabilità.
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Quali documenti servono
In un’azione di responsabilità professionale è essenziale ricostruire il fascicolo originario: atti introduttivi, memorie, documenti, comunicazioni, provvedimenti del giudice e scadenze processuali. Senza questo materiale è difficile dimostrare non solo l’errore, ma soprattutto quale sarebbe stata l’alternativa corretta e quale probabilità di successo avrebbe avuto. Anche la corrispondenza tra cliente e professionista può essere decisiva per ricostruire l’incarico e le informazioni disponibili.
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