La struttura della responsabilità da custodia
La sentenza n. 4966/2026 del Tribunale di Napoli, pubblicata il 25 marzo 2026 e reperita su Diritto Pratico, richiama il meccanismo dell’art. 2051 c.c. Il danneggiato deve provare che il danno è stato causato dalla cosa in custodia; una volta dimostrato il nesso causale, il custode può liberarsi solo provando il caso fortuito. Il fortuito può dipendere da un fattore esterno, dal fatto di un terzo o anche dalla condotta del danneggiato, purché presenti caratteristiche tali da interrompere il collegamento causale.
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La colpa della vittima non basta sempre
Non ogni disattenzione della vittima elimina la responsabilità del custode. Occorre valutare se la condotta sia stata davvero imprevedibile e inevitabile in relazione alle caratteristiche del luogo e alla situazione concreta. Una condotta imprudente può anche determinare soltanto un concorso di colpa, con riduzione del risarcimento, senza escluderlo del tutto. La distinzione dipende dalla dinamica dell’evento e dalla concreta possibilità di prevenzione.
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Prova del nesso causale
Il danneggiato deve dimostrare che proprio la cosa ha avuto un ruolo causale nell’evento. In una caduta, per esempio, è necessario collegare la lesione a una specifica anomalia del suolo, a un ostacolo o a una condizione pericolosa. Fotografie, testimonianze, referti e interventi di soccorso sono particolarmente importanti perché la situazione dei luoghi può cambiare rapidamente dopo il fatto.
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