Il principio della decisione
La Corte d’Appello di Palermo n. 1068/2026 chiarisce che, nella responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c., la condotta del danneggiato deve essere valutata secondo il principio di autoresponsabilità. Il custode risponde in via oggettiva del danno causalmente collegato alla cosa, ma la condotta imprudente della vittima può ridurre il risarcimento o, nei casi estremi, interrompere del tutto il nesso causale.
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Cosa deve provare il danneggiato
Chi chiede il risarcimento deve dimostrare l’esistenza della cosa in custodia, il danno e il collegamento causale tra la cosa e l’evento. Non è necessario provare una colpa specifica del custode. Tuttavia, la ricostruzione del fatto deve essere precisa: fotografie, testimonianze, verbali, referti e documentazione tecnica possono essere determinanti per dimostrare come si è prodotto l’incidente.
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Il caso fortuito
Sul custode grava invece la prova del caso fortuito. Questo può essere rappresentato anche dalla condotta del danneggiato, quando assume un’efficienza causale autonoma e presenta caratteristiche tali da rendere l’evento non imputabile alla cosa. La valutazione è concreta e deve considerare prevedibilità, visibilità del pericolo e cautele normalmente esigibili.
Concorso di colpa
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