Introduzione
Dopo un licenziamento illegittimo, il risarcimento dovuto al lavoratore può essere ridotto per ciò che egli abbia guadagnato altrove. Ma chi deve dimostrare l’esistenza di questi redditi alternativi?
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Sul tema può essere utile anche Licenziamento: è il datore di lavoro che deve provare la giusta causa, già presente nella Biblioteca giuridica dello Studio.
Il caso esaminato
La Cassazione ha esaminato una controversia relativa a lavoratrici che avevano ottenuto l’accertamento del rapporto di lavoro e contestato il licenziamento, con conseguenze anche sul risarcimento dovuto.
Nel commentare una decisione giudiziaria è essenziale distinguere i fatti specifici della controversia dal principio giuridico che può avere un rilievo più generale. In questo articolo vengono utilizzati esclusivamente gli elementi verificabili nella pronuncia indicata su Diritto Pratico.
Il principio affermato dal giudice
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La Suprema Corte ha ribadito che l’onere di provare l’aliunde perceptum grava sul datore di lavoro che lo eccepisce come fatto idoneo a ridurre la pretesa risarcitoria del lavoratore.
Il principio deve essere letto insieme alle circostanze concrete della controversia e non può essere applicato in modo automatico a situazioni solo apparentemente simili.
Cosa significa nella pratica
Il datore che chiede di detrarre somme dal risarcimento non può limitarsi a ipotizzare che il lavoratore abbia trovato un’altra occupazione. Occorrono elementi idonei a dimostrare redditi effettivamente percepiti dopo il licenziamento.
In giudizio possono risultare decisivi la documentazione disponibile, le domande formulate, le eccezioni delle parti, i termini rispettati e la qualità delle prove raccolte.
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