Introduzione
Quando primo e secondo grado arrivano allo stesso risultato sulla base delle medesime ragioni di fatto, lo spazio per contestare in Cassazione l’omesso esame di un fatto decisivo si restringe fortemente. L’ordinanza n. 21707/2026 del 25 giugno 2026 ribadisce come funziona la cosiddetta doppia conforme.
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Che cosa significa doppia conforme
La preclusione opera quando la sentenza di appello conferma la decisione di primo grado sulla base di una ricostruzione fattuale sostanzialmente coincidente. In questo caso non è sufficiente invocare l’art. 360 n. 5 c.p.c. per chiedere alla Cassazione una nuova lettura del materiale probatorio.
L’onere del ricorrente
Chi sostiene che le due decisioni siano fondate su ragioni di fatto diverse deve indicare quali fossero le ragioni poste a base del primo grado e quali quelle utilizzate in appello, mostrando concretamente la differenza. Una formula generica non consente di superare la preclusione.
Il fatto storico decisivo
L’omesso esame rilevante riguarda un fatto storico, principale o secondario, discusso tra le parti e potenzialmente decisivo. Non coincide con la mancata menzione di ogni documento o testimonianza. Se il fatto è stato considerato, il solo mancato richiamo di tutte le prove che lo riguardano non integra automaticamente il vizio.
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Cassazione non significa terzo grado di merito
La pronuncia ricorda un punto pratico importante: il ricorso non può trasformarsi nella richiesta di rivalutare quale prova fosse più convincente. La Corte controlla la correttezza giuridica della decisione entro i motivi consentiti, ma non sostituisce il proprio giudizio di fatto a quello dei giudici di merito.
Come impostare correttamente il motivo
Prima di formulare la censura occorre affiancare le due sentenze, ricostruire le rispettive rationes decidendi e individuare il fatto storico che si assume trascurato. Solo dopo è possibile verificare se esista davvero lo spazio processuale per il motivo ex art. 360 n. 5 c.p.c.
Conclusioni
In presenza di doppia conforme la precisione è essenziale: non basta dissentire dalla valutazione delle prove, ma occorre dimostrare perché la preclusione non operi e quale fatto decisivo sia stato realmente omesso.
Fonte giurisprudenziale: Corte di Cassazione – Ordinanza n. 21707/2026 del 25 giugno 2026 – Diritto Pratico: https://apps.dirittopratico.it/sentenza/cassazione/roma/2026/21707.html
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