Introduzione
Quando un bene ereditario è rimasto per anni nella disponibilità di uno dei coeredi, è frequente che nel frattempo siano stati eseguiti lavori, migliorie o interventi che ne hanno aumentato il valore. Al momento della divisione nasce allora una domanda inevitabile: come devono essere considerate quelle opere? Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 1098/2026 del 9 febbraio 2026, affronta questo tema insieme alla ripartizione delle spese di consulenza tecnica.
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Le migliorie entrano nel valore del bene
La pronuncia richiama il principio dell’accessione: le migliorie realizzate su un bene comune entrano a far parte del bene stesso. Di conseguenza non possono essere ignorate quando si procede alla stima necessaria per formare le quote o per stabilire l’eventuale conguaglio dovuto al coerede al quale il bene viene attribuito.
Questo non significa che ogni spesa dichiarata da un condividente venga automaticamente riconosciuta. Occorre distinguere tra valore oggettivo acquisito dal bene, costi effettivamente sostenuti e pretese economiche che ciascuna parte formula nei confronti degli altri coeredi.
La CTU serve nell’interesse comune
Nel giudizio di divisione la consulenza tecnica d’ufficio ha spesso una funzione centrale: serve a stimare gli immobili, verificare la divisibilità, individuare eventuali lotti e calcolare i conguagli. Proprio per questa funzione, il Tribunale ha affermato che le spese della CTU sono sostenute nell’interesse comune dei condividenti e devono essere ripartite in proporzione alle rispettive quote.
Quando invece opera la soccombenza
La regola dell’interesse comune non elimina il principio della soccombenza per tutte le spese del processo. Se una parte formula pretese ingiustificate o oppone resistenze inutili, il giudice può porre a suo carico le spese di lite conseguenti a quella condotta. È quindi necessario distinguere il costo tecnico necessario per arrivare alla divisione dai costi processuali provocati dal comportamento di una singola parte.
Come documentare le migliorie
Chi sostiene di avere migliorato un immobile comune dovrebbe conservare fatture, bonifici, autorizzazioni, pratiche edilizie e fotografie. È utile documentare non soltanto quanto è stato speso, ma anche quali lavori siano stati realmente eseguiti e quale effetto abbiano prodotto sul valore del bene.
Nella fase di divisione, infatti, la questione non coincide necessariamente con il rimborso della spesa. La stima deve rappresentare il valore attuale del bene nello stato in cui si trova, mentre le eventuali pretese restitutorie o di rimborso devono essere valutate sulla base del titolo e delle prove disponibili.
Perché una stima aggiornata è decisiva
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Attribuire un immobile a uno dei coeredi significa trasformare una quota ideale in un bene concreto. Se il valore attribuito al bene non è corretto, anche i conguagli possono risultare distorti. Per questo le condizioni effettive dell’immobile e le migliorie esistenti devono essere considerate al momento della valutazione.
Conclusioni
La sentenza n. 1098/2026 del Tribunale di Milano mostra che, nella divisione ereditaria, le migliorie incidono sulla stima e che la consulenza tecnica è normalmente uno strumento nell’interesse di tutti i condividenti. Documentazione delle opere e corretta ricostruzione delle quote restano quindi essenziali.
Fonte giurisprudenziale: Tribunale di Milano – Sentenza n. 1098/2026 del 9 febbraio 2026 – Diritto Pratico: https://apps.dirittopratico.it/sentenza/tribunale/milano/2026/1098.html
Come leggere correttamente la decisione
La pronuncia non va trasformata in una regola automatica per qualsiasi controversia apparentemente simile. Il principio espresso dal giudice opera soltanto quando coincidono i presupposti rilevanti: contenuto del rapporto, domande formulate, momento in cui i fatti si sono verificati e materiale probatorio disponibile. Per questo, prima di richiamare una decisione in una causa diversa, è necessario confrontare con precisione la fattispecie concreta e verificare se vi siano differenze capaci di modificare la soluzione.
La prova viene prima della qualificazione giuridica
Molte controversie non si decidono perché manca una norma applicabile, ma perché non è possibile dimostrare adeguatamente i fatti necessari per applicarla. Una ricostruzione cronologica, documenti ordinati e contestazioni formulate tempestivamente consentono di distinguere ciò che è pacifico da ciò che deve essere provato. Anche quando il principio giuridico sembra favorevole, una lacuna probatoria può impedire di ottenere il risultato sperato.
Quali documenti conservare
Contratti, comunicazioni, PEC, email, ricevute, estratti conto, fotografie, verbali e documenti tecnici dovrebbero essere conservati insieme e ordinati per data. È utile collegare ogni documento al fatto che si intende dimostrare, evitando di affidarsi a una raccolta indistinta di allegati. Quando sono coinvolti termini di decadenza, prescrizione o impugnazione, anche la prova della data di ricezione o di invio può diventare decisiva.
Valutazione preventiva del rischio
Prima di iniziare un giudizio è opportuno verificare non soltanto il possibile fondamento della domanda, ma anche le eccezioni che la controparte potrebbe sollevare, i costi della prova e le conseguenze di un eventuale rigetto. Una valutazione preventiva permette spesso di individuare i punti deboli della pratica, acquisire documenti ancora reperibili e comprendere se sia preferibile tentare una soluzione stragiudiziale prima del contenzioso.
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